Other Mommy, l’horror diretto da Rob Savage con Jessica Chastain, ha conquistato il primo posto al box office nordamericano nel weekend dal 9 all’11 ottobre 2026, incassando 27,5 milioni di dollari al debutto e superando nettamente le previsioni della Universal Pictures. Il risultato assume un significato particolare perché il film, costato circa 19 milioni di dollari, ha ottenuto giudizi molto negativi sia dalla critica sia dagli spettatori, senza che questo impedisse un’affluenza superiore alle aspettative nei primi tre giorni di programmazione. All’estremo opposto si colloca The Social Reckoning, il nuovo film scritto e diretto da Aaron Sorkin, seguito ideale di The Social Network, che ha esordito soltanto al quinto posto con 5,5 milioni di dollari a fronte di un budget produttivo di circa 30 milioni. Tra i due titoli si inseriscono Verity, secondo con 11,4 milioni, il reboot di Resident Evil, terzo con circa 8,3 milioni, e Heart of the Beast con Brad Pitt, quarto a quota 7,1 milioni. La classifica conferma la particolare forza commerciale dell’horror nel 2026, mentre evidenzia le difficoltà incontrate da produzioni rivolte a un pubblico adulto e costruite attorno a temi tecnologici, politici e sociali.
Il dato più interessante non è soltanto la vittoria di Other Mommy, ma il rapporto tra aspettative, accoglienza e risultati economici. Universal aveva indicato un’apertura intorno ai 20 milioni di dollari, una previsione già significativa per un film horror originale, ma la risposta del pubblico ha portato gli incassi a un livello sensibilmente superiore. Al contrario, Sony si attendeva almeno 7 milioni per The Social Reckoning, una cifra comunque contenuta rispetto all’importanza dei nomi coinvolti e all’eredità del film precedente. Ne emerge una situazione nella quale la riconoscibilità degli autori e il prestigio artistico non garantiscono più automaticamente un debutto soddisfacente, mentre un horror capace di costruire curiosità attraverso la propria premessa narrativa può attrarre spettatori anche in assenza di recensioni favorevoli. La distanza tra i due risultati è di 22 milioni di dollari in un solo fine settimana, una differenza che non determina da sola il futuro commerciale dei film, ma fotografa con chiarezza le preferenze del pubblico che ha scelto di recarsi al cinema.
Other Mommy primo al box office: Jessica Chastain conquista le sale nonostante le recensioni negative
Il successo di Other Mommy rappresenta un nuovo risultato importante per Universal, Blumhouse e Atomic Monster, realtà produttive che negli ultimi anni hanno contribuito a trasformare l’horror in uno dei generi più competitivi del mercato cinematografico. Diretto da Rob Savage, già autore di Host, il film racconta la storia di una bambina perseguitata da una presenza soprannaturale che assume le sembianze della madre, interpretata da Jessica Chastain. La minaccia si manifesta all’interno dell’ambiente domestico, trasformando uno spazio associato alla protezione familiare in un luogo di inquietudine e instabilità. L’idea di una figura materna apparentemente familiare ma profondamente estranea costituisce il principale elemento di attrazione del film, perché introduce una paura immediatamente comprensibile e capace di funzionare anche attraverso pochi secondi di immagini promozionali. Il progetto deriva dal romanzo Incidents Around the House di Josh Malerman, autore già conosciuto dal pubblico cinematografico per Bird Box.

La campagna promozionale ha avuto un ruolo importante nella costruzione dell’interesse. Universal ha puntato soprattutto su un trailer capace di suscitare reazioni immediate, distribuito anche in occasione delle proiezioni di The Odyssey, sfruttando la visibilità di un grande evento cinematografico per presentare un prodotto molto diverso. La strategia ha contribuito a trasformare Other Mommy in una curiosità da vivere in sala, alimentando l’aspettativa di un’esperienza caratterizzata da tensione, apparizioni improvvise e immagini disturbanti. È una modalità promozionale particolarmente efficace per l’horror, un genere nel quale la promessa di una reazione fisica ed emotiva può diventare più importante della conoscenza del regista o dell’apprezzamento preventivo della critica. La presenza di Jessica Chastain, attrice premiata con l’Oscar e raramente associata a produzioni di questo tipo, ha aggiunto un ulteriore elemento di riconoscibilità al progetto.
La risposta degli spettatori, tuttavia, presenta una contraddizione evidente. Other Mommy ha ottenuto soltanto D+ nelle rilevazioni CinemaScore, un risultato particolarmente negativo, indicato come il più basso per un film dai tempi di Megalopolis di Francis Ford Coppola nel settembre 2024. Anche gli indicatori di gradimento raccolti da Rotten Tomatoes restituiscono un’accoglienza difficile, con il 19% di recensioni professionali positive e il 46% di valutazioni favorevoli del pubblico. Si tratta di percentuali che descrivono il livello di apprezzamento e non di voti medi attribuiti al film, ma che segnalano comunque una distanza significativa tra la curiosità generata prima dell’uscita e la soddisfazione degli spettatori dopo la visione. Il risultato iniziale è quindi positivo, mentre la tenuta nelle settimane successive rimane un interrogativo importante.
La vera prova per Other Mommy arriverà con il secondo weekend, quando la campagna promozionale dovrà confrontarsi con il passaparola e con l’arrivo di nuove produzioni nelle sale. Un’apertura di 27,5 milioni su un budget produttivo di 19 milioni costituisce una partenza incoraggiante, ma non può essere interpretata automaticamente come un utile già acquisito, perché al costo di realizzazione devono aggiungersi le spese promozionali e la quota degli incassi trattenuta dagli esercenti. Il film beneficia comunque di una struttura economica relativamente contenuta, tipica di molte produzioni horror, che permette di raggiungere risultati commerciali importanti senza dover necessariamente ottenere gli incassi dei grandi blockbuster. Il suo successo iniziale conferma la forza di un modello produttivo fondato su costi controllati, idee facilmente comunicabili e campagne pubblicitarie capaci di trasformare la curiosità in biglietti venduti.
The Social Reckoning, Aaron Sorkin delude: il seguito di The Social Network parte con appena 5,5 milioni
Il risultato di The Social Reckoning rappresenta la sorpresa negativa del weekend, soprattutto considerando il peso culturale del film dal quale trae origine. Scritto e diretto da Aaron Sorkin, il nuovo progetto torna a esplorare le conseguenze del potere esercitato da Facebook e il rapporto tra piattaforme digitali, informazione e responsabilità aziendale. Mikey Madison interpreta una dipendente dell’azienda coinvolta nella rivelazione di informazioni riservate, mentre Jeremy Allen White veste i panni del giornalista con il quale collabora per portare alla luce i comportamenti contestati. Jeremy Strong interpreta invece Mark Zuckerberg, assumendo un ruolo che nel film del 2010 era stato affidato a Jesse Eisenberg. Il cast riunisce quindi interpreti molto riconoscibili, sostenuti da un autore che ha contribuito in maniera determinante alla reputazione del primo capitolo, ma questa combinazione non è stata sufficiente per ottenere una risposta importante nelle sale.

Il debutto da 5,5 milioni di dollari in 2.606 cinema nordamericani è particolarmente debole se confrontato con quello di The Social Network, che nell’ottobre 2010 aveva aperto al primo posto con 22,4 milioni di dollari, arrivando successivamente a circa 224 milioni nel mondo. Il confronto richiede naturalmente di considerare le profonde trasformazioni intervenute nel mercato cinematografico durante gli ultimi sedici anni, ma permette comunque di misurare la differenza tra le due accoglienze commerciali. Il film originale diretto da David Fincher era riuscito a trasformare la nascita di Facebook in un racconto cinematografico capace di attirare un pubblico molto più ampio di quello interessato alla storia dell’azienda. La sceneggiatura di Sorkin, premiata con l’Oscar, aveva contribuito a costruire un’opera nella quale ambizione, amicizia, tradimento e desiderio di riconoscimento assumevano una dimensione quasi universale, superando l’apparente specificità dell’argomento tecnologico.
Con The Social Reckoning, Sorkin ha scelto di assumere direttamente anche la regia, sostituendo Fincher e affrontando una storia ambientata in una fase successiva della crescita di Facebook. Il problema commerciale non sembra dipendere soltanto dalla notorietà del marchio, ma dalla difficoltà di trasformare una controversia contemporanea in un’esperienza percepita come indispensabile sul grande schermo. Il rapporto tra social network, trattamento dei dati e responsabilità delle piattaforme è diventato un argomento costantemente presente nell’informazione, nei documentari e nel dibattito pubblico. Questa familiarità può aver ridotto, almeno in parte, la sensazione di trovarsi davanti a una storia che il cinema sia in grado di raccontare in maniera completamente nuova. Rimane però una possibile spiegazione, non una conclusione dimostrata dai soli risultati del botteghino.
Anche l’accoglienza critica è stata sensibilmente meno favorevole rispetto al predecessore. The Social Network conserva un indice di gradimento del 96% su Rotten Tomatoes, mentre The Social Reckoning si attesta intorno al 54% delle recensioni professionali positive, con una valutazione del pubblico più favorevole, pari al 71%. Il film ha inoltre ricevuto B- su CinemaScore, un risultato migliore rispetto a quello di Other Mommy, ma non abbastanza forte da suggerire un consenso particolarmente ampio tra gli spettatori delle prime proiezioni. Ne emerge un’altra contraddizione del weekend: il film che ha ottenuto una risposta relativamente più positiva da chi lo ha visto ha richiamato un numero nettamente inferiore di persone rispetto all’horror maggiormente criticato.
Dai social network a OpenAI: Hollywood fatica a trasformare la tecnologia in un evento cinematografico
La partenza difficile del film di Sorkin assume un significato più ampio se considerata insieme alle altre produzioni dedicate ai protagonisti e alle controversie dell’industria tecnologica. Tra i progetti del periodo figurano Artificial di Luca Guadagnino, incentrato sul mondo di OpenAI, il documentario You Can See Everything dedicato a Elizabeth Holmes e Musk di Alex Gibney, ritratto documentario di Elon Musk distribuito da Bleecker Street. Si tratta di opere molto differenti per linguaggio e ambizioni, ma accomunate dall’interesse verso figure e aziende che hanno avuto un ruolo importante nel dibattito pubblico contemporaneo. La questione industriale riguarda la capacità di trasformare questi temi in un richiamo sufficientemente forte per il pubblico cinematografico, soprattutto quando gli stessi argomenti vengono affrontati quotidianamente attraverso notiziari, podcast, inchieste e piattaforme digitali.

Secondo l’analista David A. Gross, responsabile di FranchiseRe, le produzioni di questo tipo potrebbero incontrare maggiori opportunità nella distribuzione domestica. «Sembrano avere più successo in streaming che sul grande schermo», ha osservato, aggiungendo: «Anche quando sono ben realizzati, non sono molto cinematografici in termini di ciò che funziona davvero in sala, ovvero un’esperienza visiva o emotiva di qualche tipo». È un’interpretazione che individua nella specificità dell’esperienza cinematografica uno dei principali fattori di attrazione, ma che non deve essere considerata una regola assoluta. Film dedicati a eventi storici, figure imprenditoriali e controversie contemporanee hanno dimostrato in passato di poter ottenere risultati importanti, a condizione di costruire una dimensione narrativa capace di coinvolgere lo spettatore al di là dell’interesse per la vicenda reale.
Il problema, quindi, potrebbe essere meno legato all’argomento tecnologico in sé e maggiormente alla percezione del valore dell’esperienza in sala. Un horror come Other Mommy promette una reazione immediata, fatta di tensione e sorpresa, mentre un dramma sulle responsabilità di Facebook richiede al pubblico un investimento differente, più vicino alla curiosità per i personaggi, alla qualità dei dialoghi e all’interesse verso la ricostruzione dei fatti. Nessuna delle due forme possiede un valore artistico superiore per definizione, ma i risultati del weekend mostrano che in questa occasione la prima ha avuto una capacità di richiamo sensibilmente maggiore. Per The Social Reckoning, una possibile rivalutazione attraverso la distribuzione successiva non può essere esclusa, ma il debutto lascia Sony davanti a una prospettiva commerciale complicata.
Verity secondo, Resident Evil supera i 320 milioni: come cambia la classifica americana
Alle spalle di Other Mommy, Verity conserva il secondo posto con circa 11,4 milioni di dollari nel suo secondo weekend di programmazione, raggiungendo un totale nordamericano di 53,8 milioni. Il thriller tratto dal romanzo di Colleen Hoover, diretto da Michael Showalter e interpretato da Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett, registra tuttavia una flessione di circa il 64% rispetto al fine settimana di apertura. È un calo significativo, che suggerisce una forte concentrazione degli spettatori nei primi giorni di uscita. Il film beneficia comunque della notorietà del romanzo originale e dell’interesse del pubblico per le trasposizioni cinematografiche di storie già popolari nel mercato editoriale, dimostrando come una proprietà letteraria conosciuta possa ancora rappresentare un importante strumento di promozione.

Resident Evil continua invece a raccogliere risultati rilevanti nel mondo. Il reboot diretto da Zach Cregger, con Austin Abrams, ha incassato circa 8,3 milioni di dollari nel quarto weekend nordamericano, portando il totale nazionale a 138,5 milioni. Il dato più importante riguarda però gli incassi internazionali: la produzione ha raggiunto 320,2 milioni di dollari nel mondo, diventando il titolo di maggiore successo commerciale della saga cinematografica tratta dal videogioco. È un risultato particolarmente significativo perché arriva attraverso una nuova interpretazione del franchise, affidata a un regista che ha costruito la propria reputazione proprio nel cinema horror. Resident Evil conferma così che il pubblico continua a mostrare interesse per marchi già conosciuti, soprattutto quando vengono proposti attraverso un’identità visiva e narrativa sufficientemente riconoscibile.
Al quarto posto si colloca Heart of the Beast, il thriller di sopravvivenza diretto da David Ayer e interpretato da Brad Pitt, che incassa altri 7,1 milioni di dollari nel terzo weekend, portando il totale statunitense a circa 49,6 milioni. Il film racconta la vicenda di un ex militare delle forze speciali impegnato in una situazione estrema all’interno di un ambiente naturale ostile, accompagnato dal proprio cane. La presenza di Pitt non ha prodotto risultati comparabili a quelli delle maggiori uscite commerciali dell’anno, ma il film continua a mantenere una posizione tra i titoli più visti nel mercato americano. Anche questo risultato conferma quanto il box office contemporaneo sia diventato selettivo, senza offrire garanzie automatiche neppure alle produzioni sostenute da interpreti di grande notorietà internazionale.
Il cinema indipendente cerca spazio: Misty Green, Musk e NAZA tra le uscite limitate
Fuori dalla parte alta della classifica, il weekend registra anche alcune distribuzioni limitate particolarmente interessanti. Misty Green, il film diretto da Chris Rock e distribuito da A24, debutta in sei sale tra New York e Los Angeles con 85.716 dollari, per una media superiore ai 14.000 dollari per cinema. La produzione vede protagonisti Rosalind Eleazar, Adam Driver e Daniel Kaluuya e racconta la storia di un’attrice che tenta di rilanciare la propria carriera dopo una fase di declino professionale. La scelta di una distribuzione inizialmente concentrata in poche sale risponde a una strategia differente rispetto a quella dei grandi studios, orientata a costruire attenzione critica e passaparola prima di un eventuale ampliamento della programmazione. Il risultato economico non è direttamente confrontabile con quello delle uscite nazionali, ma offre una prima indicazione dell’interesse suscitato dal film nei mercati cinematografici più importanti.
Il documentario Musk di Alex Gibney debutta invece in quattro cinema, raccogliendo circa 68.900 dollari, con una media di 17.225 dollari per sala. Il film affronta la figura di Elon Musk, una delle personalità più discusse dell’industria tecnologica e imprenditoriale contemporanea. Il dato iniziale conferma una capacità di attirare spettatori in un circuito ristretto, pur senza permettere ancora valutazioni sulla possibilità di raggiungere un pubblico più vasto. La distribuzione limitata costituisce spesso una strategia utile per i documentari e le produzioni indipendenti, perché consente di concentrare l’attenzione mediatica e misurare progressivamente l’interesse degli spettatori, ma il confronto con il debutto di The Social Reckoning mostra anche quanto sia difficile trasformare una materia legata alla tecnologia in un risultato commerciale importante su larga scala.
Tra le altre uscite figura NAZA, documentario dedicato alle operazioni militari israeliane a Gaza, che raccoglie circa 247.000 dollari in 72 sale nordamericane. La distribuzione è accompagnata anche da contestazioni pubbliche: l’Israeli-American Council ha organizzato una protesta davanti al cinema Laemmle NoHo 7 di North Hollywood in occasione di una proiezione. Il film si inserisce nel filone del cinema documentario dedicato ai conflitti contemporanei, un settore nel quale l’interesse culturale e il dibattito pubblico non coincidono necessariamente con la capacità di ottenere grandi incassi. La presenza di opere così differenti nella programmazione dello stesso weekend dimostra la varietà dell’offerta cinematografica, anche se i risultati economici continuano a essere fortemente concentrati su pochi titoli distribuiti su larga scala.

Box office 2026 oltre gli 8 miliardi: l’horror trascina Hollywood, ma il mercato non ha ancora recuperato tutto
Il weekend del 9-11 ottobre contribuisce a consolidare una tendenza positiva per il mercato cinematografico nordamericano. Gli incassi complessivi del 2026 hanno superato gli 8 miliardi di dollari, raggiungendo circa 8,077 miliardi, con una crescita vicina al 19,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando il totale si attestava intorno ai 6,7 miliardi. Secondo le stime di Rentrak, il fine settimana ha generato circa 88 milioni di dollari, un incremento del 23,6% rispetto al corrispondente weekend dell’anno precedente. Si tratta di risultati incoraggianti per un settore che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con la trasformazione delle abitudini del pubblico e con la concorrenza crescente delle piattaforme streaming.
Il miglioramento rispetto al 2025 non significa tuttavia che il cinema abbia recuperato completamente i livelli precedenti alla pandemia. Le analisi di FranchiseRe indicano che il weekend rimane inferiore di circa il 27% rispetto alla media degli stessi periodi del 2017, 2018 e 2019. La ripresa è quindi reale, ma ancora disomogenea, con alcune produzioni capaci di attirare un pubblico consistente e altre che faticano a trasformare investimenti importanti in risultati commerciali soddisfacenti. In questo scenario, l’horror rappresenta una delle categorie più affidabili per rapporto tra budget, capacità promozionale e incassi, soprattutto quando riesce a offrire un’esperienza percepita come differente rispetto alla visione domestica.
Il successo di Other Mommy si inserisce proprio in questa tendenza. Nel 2026 l’horror continua a dimostrare una capacità di attrazione che non dipende necessariamente dalla presenza di franchise storici, ma può nascere anche da storie originali, interpreti riconoscibili e campagne pubblicitarie particolarmente efficaci. Il risultato di Resident Evil conferma invece la forza di un marchio consolidato, mostrando come una nuova interpretazione di una proprietà già conosciuta possa raggiungere un pubblico internazionale molto ampio. Le due produzioni utilizzano modelli differenti, ma condividono la promessa di offrire un’esperienza cinematografica costruita attorno alla tensione, alla paura e alla partecipazione emotiva degli spettatori.
Other Mommy contro The Social Reckoning: cosa racconta davvero il weekend di Hollywood
La distanza tra il successo iniziale di Other Mommy e il debutto deludente di The Social Reckoning rappresenta una delle immagini più significative del mercato cinematografico contemporaneo. Il film con Jessica Chastain ha vinto il weekend nonostante recensioni estremamente negative, mentre quello di Aaron Sorkin non è riuscito a sfruttare il prestigio del predecessore e la notorietà del proprio cast. Sarebbe però semplicistico interpretare questi risultati come una dimostrazione del fatto che il pubblico non sia più interessato al cinema adulto o alle storie ispirate a fatti reali. Un singolo fine settimana non permette di stabilire una tendenza universale, soprattutto considerando le differenze tra campagne promozionali, generi e aspettative degli spettatori.

Il dato più significativo riguarda piuttosto la capacità di un film di comunicare rapidamente perché meriti di essere visto al cinema. Other Mommy ha costruito la propria proposta attorno a un’immagine immediata e inquietante, quella di una presenza soprannaturale che assume il volto di una madre, mentre The Social Reckoning ha dovuto confrontarsi con la difficoltà di rendere cinematograficamente urgente una storia legata a un argomento già ampiamente discusso nello spazio pubblico. Il primo ha beneficiato della curiosità generata dalla promessa di paura, il secondo non è riuscito a trasformare completamente il proprio prestigio in un evento capace di attirare il grande pubblico.
Il vero interrogativo riguarda ora la tenuta dei due film. L’horror di Rob Savage dovrà dimostrare di poter resistere a un passaparola poco favorevole, mentre il dramma di Sorkin cercherà di trovare nuovi spettatori attraverso le settimane successive e la futura distribuzione domestica. Intanto, il cinema americano si prepara all’arrivo di Street Fighter, Whalefall e del nuovo adattamento di Ragione e sentimento, tre produzioni molto differenti che contribuiranno a mettere ulteriormente alla prova gli equilibri del mercato.
Il weekend dell’11 ottobre lascia dunque una conclusione precisa: Hollywood continua ad avere bisogno di grandi storie, ma la notorietà degli autori e il prestigio dei marchi non bastano a garantire il pubblico. Il cinema horror, sostenuto da costi produttivi relativamente contenuti e da un rapporto particolarmente diretto con le aspettative degli spettatori, si conferma uno dei protagonisti dell’anno. Other Mommy dimostra che un film può conquistare il botteghino anche senza convincere la critica, mentre The Social Reckoning ricorda che un progetto culturalmente ambizioso può incontrare difficoltà commerciali anche quando nasce dall’eredità di un’opera celebrata.
Per il momento il pubblico americano ha scelto la paura di Jessica Chastain, lasciando Aaron Sorkin davanti alla sfida più difficile: convincere gli spettatori che il mondo reale possa essere ancora più inquietante di un film horror.





















































