L’Esorcista tornerà nei cinema il 12 marzo 2027 con The Exorcist: Martyrs, nuovo capitolo della celebre saga horror scritto e diretto da Mike Flanagan e interpretato da Scarlett Johansson. Universal Pictures e Blumhouse hanno presentato il primo trailer ufficiale in occasione del New York Comic Con 2026, svelando una storia che abbandona la struttura narrativa del precedente rilancio per concentrarsi su un’indagine criminale destinata a trasformarsi in un confronto con il soprannaturale. Johansson interpreta Julie Miller, detective della squadra omicidi di New York, chiamata a investigare su una serie di delitti rituali apparentemente collegati a un assassino satanista conosciuto come Father Sunday, interpretato da John Leguizamo. Al suo fianco compaiono Chiwetel Ejiofor, nei panni di un sacerdote, e Jacobi Jupe, che interpreta il figlio dodicenne della protagonista, destinato a diventare uno degli obiettivi della minaccia. Il film rappresenta il nuovo tentativo della Universal di rilanciare una proprietà cinematografica che aveva subito una brusca battuta d’arresto con L’Esorcista – Il credente del 2023, interrompendo il progetto di trilogia precedentemente affidato a David Gordon Green.
La scelta di Flanagan assume un significato particolarmente importante perché arriva dopo un’operazione industriale che aveva cercato di recuperare il successo del franchise attraverso il ritorno diretto ai personaggi del film originale. Questa volta, invece, la produzione sembra voler ripartire soprattutto dall’idea che aveva reso L’Esorcista uno dei film più sconvolgenti della storia del cinema: la possibilità che il male irrompa nella vita quotidiana senza offrire spiegazioni rassicuranti. Il trailer suggerisce infatti un’opera nella quale la dimensione investigativa rappresenta soltanto il primo livello del racconto, mentre gli omicidi, i simboli religiosi e il passato della protagonista conducono progressivamente verso una realtà impossibile da interpretare attraverso gli strumenti tradizionali della polizia. È una direzione coerente con il cinema di Flanagan, autore che ha costruito gran parte della propria reputazione utilizzando l’horror per affrontare il dolore, il senso di colpa, la fede e le conseguenze dei traumi familiari.

The Exorcist: Martyrs, Scarlett Johansson affronta un assassino che continua a uccidere dopo la morte
La storia si sviluppa attorno a un evento avvenuto tredici anni prima degli avvenimenti principali. Julie Miller era riuscita a fermare Father Sunday, un serial killer responsabile di omicidi caratterizzati da un inquietante simbolismo religioso, conquistando notorietà per aver posto fine a una lunga stagione di terrore. L’arresto e la successiva esecuzione del criminale sembravano aver chiuso definitivamente quella vicenda, permettendo alla detective di proseguire la propria carriera e dedicarsi al lavoro. Il passato torna però a perseguitarla quando un nuovo assassino comincia a colpire utilizzando modalità riconducibili ai delitti precedenti. Una delle scene centrali anticipate dal trailer riguarda il ritrovamento del corpo di un giovane chierichetto all’interno di una cripta, dove il nome della protagonista viene scritto con il sangue della vittima. L’indagine assume immediatamente una dimensione personale, trasformando Julie da investigatrice incaricata di risolvere un caso a possibile bersaglio di una forza che sembra conoscerne ogni debolezza.
Il collegamento con Father Sunday introduce il principale elemento di inquietudine della vicenda. L’assassino interpretato da Leguizamo non rappresenta soltanto una figura appartenente al passato della protagonista, ma potrebbe costituire il punto di origine di qualcosa che continua a manifestarsi attraverso altri individui. La morte del criminale non sembra aver interrotto la catena di violenza, ma averne semplicemente modificato la forma, aprendo interrogativi sulla possibilità che i delitti siano collegati a un’entità capace di sopravvivere ai propri strumenti umani. L’indagine porterà Julie a confrontarsi con una sequenza di assassini appartenenti a epoche differenti, evocando anche figure realmente esistite come H. H. Holmes e il cosiddetto Zodiac Killer. L’utilizzo di questi riferimenti potrebbe permettere a Flanagan di costruire una storia nella quale il male attraversa la storia criminale senza coincidere completamente con la personalità dei singoli assassini, suggerendo una continuità soprannaturale dietro eventi apparentemente separati.

Accanto alla detective opereranno Gina Restrepo, giovane collega interpretata da Sasha Calle, e padre William, sacerdote interpretato da Chiwetel Ejiofor, un tempo cappellano del carcere nel quale Father Sunday era stato detenuto. Quest’ultimo custodisce informazioni importanti perché aveva ascoltato l’ultima confessione del serial killer prima dell’esecuzione, diventando una figura fondamentale nel tentativo di comprendere il collegamento tra i delitti. La presenza del sacerdote permette al racconto di svilupparsi attraverso una contrapposizione particolarmente adatta all’universo de L’Esorcista: quella tra la necessità di individuare prove concrete e la possibilità che la spiegazione degli avvenimenti appartenga a un ordine diverso da quello razionale. Julie dovrà decidere fino a che punto fidarsi di ciò che può dimostrare e quando accettare l’ipotesi che le risposte cercate non siano compatibili con la sua esperienza professionale. A rendere ancora più difficile questa scelta sarà la minaccia rivolta al figlio dodicenne, perché il conflitto smetterà progressivamente di riguardare soltanto la ricerca della verità e coinvolgerà direttamente la sopravvivenza della sua famiglia.
Mike Flanagan cambia le regole della saga: meno nostalgia e un orrore più psicologico
L’arrivo di Mike Flanagan alla guida del franchise rappresenta probabilmente la decisione creativa più importante presa dalla Universal dopo il risultato deludente del film del 2023. Il regista non intende realizzare un rifacimento del capolavoro di William Friedkin né una prosecuzione diretta delle vicende di Regan MacNeil, ma sviluppare una storia autonoma ambientata nell’universo soprannaturale associato al marchio. La scelta permette di recuperare il significato originario de L’Esorcista senza dover ricostruire personaggi, situazioni e immagini già profondamente radicati nell’immaginario cinematografico. Il film del 1973 aveva infatti sconvolto il pubblico non soltanto per la rappresentazione della possessione demoniaca, ma per il modo in cui una famiglia apparentemente normale veniva progressivamente privata di ogni certezza, fino a dover accettare una spiegazione religiosa a eventi che la medicina e la psichiatria non riuscivano a comprendere. La nuova storia sembra riprendere proprio questa tensione, sostituendo l’ambiente domestico iniziale con quello di un’indagine poliziesca e costruendo il conflitto attraverso una detective abituata a cercare risposte nei fatti.
Flanagan possiede un percorso artistico che rende questa impostazione particolarmente interessante. Con The Haunting of Hill House ha utilizzato il racconto delle presenze soprannaturali per indagare le conseguenze del trauma familiare, mentre Midnight Mass ha affrontato in maniera diretta i temi della fede, del fanatismo e del sacrificio. Anche La caduta della casa degli Usher ha dimostrato la sua capacità di unire personaggi moralmente compromessi, atmosfere disturbanti e una struttura narrativa fondata sul peso delle colpe individuali. Sul grande schermo, film come Il gioco di Gerald e Doctor Sleep hanno confermato l’interesse del regista per protagonisti costretti a confrontarsi con esperienze traumatiche che continuano a influenzare il presente. The Exorcist: Martyrs potrebbe rappresentare una sintesi di queste caratteristiche, utilizzando gli strumenti del thriller criminale per sviluppare una riflessione sulla natura del male e sulla possibilità che la violenza diventi una forma di eredità capace di attraversare generazioni differenti.

Il primo trailer evidenzia questa impostazione attraverso immagini costruite attorno a luoghi religiosi, ambienti sotterranei e scene del crimine che sembrano progressivamente assumere un significato estraneo alla semplice investigazione. La presenza di un assassino che utilizza il martirio dei santi come riferimento per i propri delitti permette di introdurre una dimensione particolarmente disturbante, nella quale il linguaggio della fede viene trasformato in uno strumento di violenza. Il titolo Martyrs, traducibile come Martiri, assume così un significato che potrebbe riguardare sia le modalità degli omicidi sia il destino dei personaggi, chiamati a confrontarsi con sofferenze che superano la loro capacità di comprensione. Non è ancora possibile stabilire quanto spazio verrà dedicato alle possessioni demoniache vere e proprie, ma il materiale promozionale suggerisce che il soprannaturale non sarà un semplice elemento aggiunto all’indagine: potrebbe rappresentarne la spiegazione più inquietante.
Il cast e il ruolo di Scarlett Johansson: una madre prima ancora che una detective
La scelta di Scarlett Johansson come protagonista costituisce un altro elemento di discontinuità rispetto alle precedenti produzioni della saga. L’attrice, conosciuta dal grande pubblico per il ruolo di Natasha Romanoff nell’universo Marvel ma protagonista anche di numerose opere indipendenti e drammatiche, si confronta con un personaggio lontano dall’eroismo spettacolare dei blockbuster. Julie Miller è una professionista che ha costruito parte della propria identità attorno alla capacità di affrontare la violenza e individuare i responsabili dei crimini, ma si trova improvvisamente davanti a una minaccia che non può essere contenuta attraverso procedure investigative, arresti o interrogatori. La sua vulnerabilità nasce proprio dal contrasto tra la sicurezza acquisita nel lavoro e l’impotenza che potrebbe sperimentare quando il pericolo raggiunge il figlio, trasformando una vicenda apparentemente legata al passato professionale in un dramma profondamente personale.
Johansson sarà affiancata da un cast che comprende John Leguizamo, Chiwetel Ejiofor, Sasha Calle, Jacobi Jupe, Diane Lane e Laurence Fishburne, insieme ad altri interpreti coinvolti nella produzione. La presenza di attori capaci di sostenere ruoli psicologicamente complessi suggerisce la volontà di costruire un horror nel quale i rapporti tra i personaggi abbiano un’importanza almeno equivalente a quella delle manifestazioni soprannaturali. In particolare, il rapporto tra Julie e padre William potrebbe diventare il centro morale della vicenda, mettendo a confronto una donna abituata a individuare responsabilità umane e un sacerdote che possiede informazioni potenzialmente decisive ma deve fare i conti con la dimensione spirituale degli eventi. Il personaggio di Father Sunday, invece, offre a Leguizamo la possibilità di interpretare una figura inquietante la cui influenza continua anche dopo la condanna, contribuendo a mantenere il passato criminale della protagonista costantemente presente nella storia.

Dal fallimento di L’Esorcista – Il credente al nuovo film: perché Universal ha cambiato strategia
La produzione di The Exorcist: Martyrs nasce dalle difficoltà incontrate dal precedente tentativo di rilanciare la saga. Nel 2021 Universal e Peacock avevano stretto un accordo dal valore riportato di circa 400 milioni di dollari per i diritti e il progetto di nuovi film legati al marchio, immaginando un’operazione capace di ripetere il successo ottenuto dal ritorno cinematografico di Halloween. La strategia era stata affidata a David Gordon Green, regista della trilogia dedicata a Michael Myers, con l’intenzione di realizzare tre lungometraggi collegati direttamente alla tradizione inaugurata dal film di Friedkin. Il primo capitolo, L’Esorcista – Il credente, arrivò nelle sale nel 2023 riportando nel cast anche Ellen Burstyn, interprete di Chris MacNeil nell’opera originale. Il richiamo nostalgico e il collegamento con il passato non furono però sufficienti a convincere la critica e una parte consistente degli spettatori, mentre l’incasso mondiale di circa 137 milioni di dollari risultò inferiore alle aspettative legate all’ambizioso rilancio industriale.
Il risultato portò a una revisione profonda dei programmi. The Exorcist: Deceiver, secondo capitolo della trilogia originariamente annunciata, venne cancellato e la Universal decise di affidare il futuro del marchio a un autore con una sensibilità differente. La scelta di Flanagan segnala il tentativo di abbandonare l’idea secondo cui il successo di una saga storica debba necessariamente passare attraverso il ritorno dei personaggi originali o la riproduzione delle situazioni più celebri. Il credente aveva cercato di recuperare l’impatto del film del 1973 anche attraverso collegamenti diretti con la sua storia, ma proprio questa dipendenza aveva alimentato confronti particolarmente difficili da sostenere. Il nuovo film sembra invece voler recuperare la forza del concetto senza ripetere la struttura dell’opera originale, utilizzando il marchio come punto di partenza per un racconto indipendente e affidando al regista una libertà creativa potenzialmente maggiore.

Il confronto con l’opera di Friedkin rimarrà comunque inevitabile. Uscito nel 1973 e tratto dal romanzo di William Peter Blatty, L’Esorcista ha modificato profondamente la storia dell’horror cinematografico, trasformando la possessione demoniaca in un fenomeno raccontato attraverso una combinazione di realismo quotidiano, crisi religiosa e terrore psicologico. Il film non si limitava a mostrare un’entità maligna che prendeva possesso di una bambina, ma poneva al centro una madre incapace di proteggere la figlia e due sacerdoti costretti a confrontarsi con il significato della propria fede. Flanagan sembra aver individuato proprio questa dimensione come riferimento fondamentale, pur spostando il racconto verso territori maggiormente vicini al thriller investigativo. La paura potrebbe nascere meno dal riconoscimento delle immagini storiche della saga e più dalla progressiva distruzione delle certezze della protagonista, in un percorso nel quale la violenza umana diventa il possibile segnale di una presenza soprannaturale molto più antica.
The Exorcist: Martyrs arriva nel 2027: la sfida di riportare il terrore al cinema
Il film debutterà nelle sale il 12 marzo 2027, data che colloca il nuovo capitolo a oltre mezzo secolo dall’uscita del capolavoro originale e a circa tre anni e mezzo dal precedente tentativo di rilancio. Il trailer presentato al New York Comic Con introduce una storia che sembra intenzionata a recuperare il lato più inquietante e adulto della saga, rinunciando almeno nelle premesse alla necessità di costruire immediatamente una nuova continuità cinematografica. La decisione di affidare sceneggiatura e regia a Mike Flanagan potrebbe rivelarsi determinante, soprattutto perché il cineasta ha dimostrato di saper utilizzare il genere horror per sviluppare racconti nei quali l’elemento soprannaturale possiede sempre conseguenze emotive profonde. L’interesse per il progetto non dipende quindi soltanto dalla presenza di Johansson o dalla notorietà del marchio, ma dalla possibilità di vedere un autore riconoscibile confrontarsi con una delle opere che hanno definito il linguaggio della paura sul grande schermo.

La nuova storia possiede inoltre una premessa particolarmente efficace per affrontare un tema che attraversa buona parte del cinema di Flanagan: la convinzione che il passato non possa essere cancellato semplicemente perché gli eventi che lo hanno prodotto sono terminati. Julie Miller credeva di aver concluso la propria battaglia contro Father Sunday, ma l’apparizione di nuovi delitti sembra dimostrare che la violenza abbia lasciato dietro di sé qualcosa di molto più persistente. La minaccia rivolta al figlio trasforma questa consapevolezza in una responsabilità personale, costringendo la detective a interrogarsi non soltanto sulla natura degli omicidi, ma anche sul significato delle scelte che l’hanno resa una figura pubblicamente riconosciuta. È un conflitto che può sostenere un racconto cinematografico anche al di là delle scene di possessione, offrendo allo spettatore un personaggio con il quale confrontarsi emotivamente prima ancora che attraverso la paura.
Il destino del nuovo L’Esorcista dipenderà dalla capacità di rendere il male nuovamente incomprensibile e spaventoso, evitando che il soprannaturale venga ridotto a una successione di effetti visivi o a una mitologia costruita esclusivamente per alimentare ulteriori sequel. Il film del 1973 sconvolse il pubblico perché portava l’orrore all’interno di una realtà familiare e riconoscibile, mettendo in discussione la capacità degli esseri umani di comprendere e controllare ciò che li circonda. The Exorcist: Martyrs potrebbe cercare un risultato simile attraverso il linguaggio dell’indagine criminale, mostrando una donna che possiede tutti gli strumenti necessari per riconoscere un assassino ma nessuna certezza su come affrontare ciò che potrebbe nascondersi dietro i suoi delitti.

Per Universal e Blumhouse, il nuovo capitolo rappresenta molto più di un altro film horror da distribuire nelle sale. È la possibilità di restituire credibilità a un franchise che aveva cercato di rilanciarsi attraverso la nostalgia senza ottenere il risultato sperato. Flanagan non dovrà dimostrare di poter realizzare un film più scioccante di quello di Friedkin, ma di comprendere perché quell’opera continui a spaventare dopo oltre cinquant’anni. Il primo trailer suggerisce una strada precisa: riportare il terrore dentro la vita di persone che credono di conoscere le regole del mondo, fino a costringerle a scoprire che alcune forme di male potrebbero non averne affatto. E questa volta, prima ancora di una possessione, sarà un’indagine per omicidio ad aprire la porta dell’Inferno.







































































