Midday Meal, Majid Majidi denuncia la tragedia dell’Iran: «I bambini soffrono, il mondo deve sapere»

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Il regista iraniano Majid Majidi ha presentato nell’ottobre 2026 al Busan International Film Festival, in Corea del Sud, il suo nuovo lungometraggio Midday Meal, un dramma sociale ambientato nelle regioni più povere dell’Iran che racconta la lotta di un insegnante per impedire la chiusura della propria scuola e continuare a sfamare i bambini. Il film, interpretato da Mohammad Rahimi e Kheyri Zakeri, è stato accolto con interesse nella competizione ufficiale della manifestazione, dove è emerso come una delle opere più apprezzate dalla critica. La presentazione ha assunto anche un significato politico, perché Majidi ha raccontato di aver esitato a lasciare Teheran a causa del conflitto e delle difficoltà attraversate dal suo Paese. Il cineasta ha poi deciso di partecipare al festival nella speranza che il film potesse richiamare l’attenzione internazionale sulla condizione dei civili iraniani, soprattutto dei bambini.

La scelta di Majidi riflette il rapporto che attraversa gran parte del suo cinema: raccontare le conseguenze delle grandi ingiustizie attraverso la vita di persone comuni, anziché attraverso i protagonisti del potere. In Midday Meal non sono le decisioni dei governi a occupare il centro della narrazione, ma le difficoltà quotidiane di chi vive in una comunità dove il semplice accesso al cibo può determinare il diritto all’istruzione. È proprio questa prospettiva a rendere particolarmente significativo il momento storico nel quale il film viene presentato. Sebbene il progetto sia nato prima dell’attuale conflitto, il regista ritiene che le difficoltà dei personaggi riflettano condizioni oggi ancora più drammatiche.

Un maestro costretto a diventare contrabbandiere per salvare la sua scuola

La storia si svolge a Goorankesh, un villaggio della regione di Chabahar, nel sud-est dell’Iran, dove Davoud Soulan lavora come insegnante precario. Dopo anni trascorsi a educare i bambini della comunità, l’uomo intravede finalmente la possibilità di ottenere un impiego stabile presso il sistema scolastico pubblico. Un contratto a tempo indeterminato gli permetterebbe di accedere a un prestito bancario e acquistare un’abitazione dignitosa nella quale vivere insieme all’anziana madre.

Non si tratta di un’ambizione particolarmente elevata. Soulan desidera un lavoro sicuro, una casa dotata dei servizi essenziali e la possibilità di sottrarre sé stesso e la madre a un’esistenza segnata dall’incertezza economica. Il suo progetto personale dipende però dalla sopravvivenza della scuola, che rischia di chiudere quando viene improvvisamente meno il sostegno economico di un benefattore locale.

L’uomo finanziava il pasto quotidiano degli studenti, un servizio che in quella comunità rappresenta molto più di un semplice sostegno alla frequenza scolastica. Per numerosi bambini, il pranzo consumato a scuola è infatti una delle principali occasioni per ricevere un’alimentazione adeguata. Gli avanzi vengono spesso portati a casa, contribuendo a sfamare anche altri membri delle famiglie.

Midday Meal
Scena del Film: Midday Meal

Quando il benefattore muore e gli eredi decidono di interrompere i finanziamenti, la scuola comincia a svuotarsi. I bambini non frequentano soltanto per imparare a leggere e scrivere: molti hanno bisogno di mangiare. Senza il pasto gratuito, le famiglie non trovano più una ragione immediata per mandarli a lezione, mentre il progressivo calo delle iscrizioni mette a rischio l’esistenza stessa dell’istituto.

Soulan decide allora di intervenire personalmente. Rinuncia alla casa in affitto, si trasferisce nell’edificio scolastico insieme alla madre e utilizza i propri risparmi per continuare a preparare i pasti. La situazione, tuttavia, peggiora quando la chiusura di altre scuole della zona spinge nuovi bambini affamati verso la sua classe. L’insegnante si ritrova così davanti a un dilemma sempre più difficile: accogliere tutti e mettere a rischio il proprio futuro oppure respingere alcuni studenti per conservare la possibilità di ottenere finalmente un lavoro stabile.

Il tentativo di procurarsi nuove risorse lo conduce al contrabbando di carburante attraverso il confine, un’attività illegale che in quella regione rappresenta una delle poche opportunità per guadagnare rapidamente denaro. La decisione introduce una contraddizione centrale: per continuare a compiere un gesto moralmente giusto, il protagonista arriva a violare la legge. Ma, con il peggioramento delle circostanze, diventa sempre più difficile distinguere ciò che fa per i bambini da ciò che è disposto a fare per proteggere sé stesso.

Majid Majidi e il cinema degli ultimi: quando la solidarietà diventa un dilemma

Midday Meal riprende alcuni dei temi più riconoscibili della filmografia di Majid Majidi, ma li sviluppa attraverso un conflitto morale particolarmente complesso. Il regista ha spesso raccontato il mondo dell’infanzia e delle famiglie economicamente vulnerabili, costruendo storie nelle quali la povertà non è uno sfondo decorativo, bensì una condizione capace di modificare ogni scelta quotidiana.

Nel 1997, Children of Heaven lo aveva imposto all’attenzione internazionale attraverso la vicenda di due fratelli costretti a condividere un paio di scarpe. Il film diventò la prima produzione iraniana a ottenere una candidatura all’Oscar per il miglior film straniero, aprendo a Majidi un percorso internazionale proseguito con titoli come The Color of Paradise, Baran e Sun Children.

Il nuovo film conserva la sensibilità verso i bambini, ma affida il centro del racconto a un adulto le cui intenzioni diventano progressivamente meno facili da interpretare. Soulan è sinceramente preoccupato per gli studenti, eppure sa che la chiusura della scuola comprometterebbe anche il suo progetto di vita. La solidarietà e la sopravvivenza individuale non sono due motivazioni nettamente separate: convivono nello stesso personaggio, talvolta rafforzandosi, altre volte entrando in conflitto.

La figura della madre introduce un ulteriore elemento di confronto. Interpretata dall’esordiente Kheyri Zakeri, la donna partecipa agli sforzi del figlio per nutrire gli studenti, mostrando una disponibilità spontanea ad aiutare chi ha bisogno. La sua posizione contrasta con i calcoli sempre più difficili che Soulan è costretto a compiere, soprattutto quando le risorse disponibili non bastano più per tutti.

Il valore del film risiede anche nel rifiuto di trasformare la povertà in una semplice lezione morale. Il protagonista non è un eroe privo di contraddizioni, mentre il sistema che lo circonda non offre soluzioni sufficienti a garantire l’istruzione e l’alimentazione dei bambini. Majidi costruisce così una storia nella quale il comportamento individuale può diventare sempre più ambiguo proprio perché le condizioni sociali rendono impossibile scegliere senza provocare conseguenze.

Perché Majidi ha esitato a lasciare l’Iran per il Festival di Busan

La presentazione del film in Corea del Sud è stata accompagnata da dichiarazioni particolarmente dure sulla situazione iraniana. Majidi ha spiegato di aver inizialmente pensato di rinunciare al viaggio, perché non si sentiva nelle condizioni emotive di lasciare il proprio Paese durante una fase segnata dalla guerra e dalle difficoltà della popolazione.

«Questo viaggio è stato molto difficile per me, perché mi sentivo molto depresso ed esausto, e non volevo assolutamente lasciare l’Iran vista la situazione attuale», ha dichiarato il regista. «Ma poi, pensando che forse il mio film e io avremmo potuto trasmettere un piccolo messaggio dal mio popolo alle persone di altre nazioni e di altri luoghi, ho deciso di venire.»

La partecipazione al festival è diventata quindi anche un’occasione per denunciare pubblicamente le conseguenze del conflitto sui civili. Il regista ha richiamato in particolare l’attacco contro una scuola elementare a Minab, nel sud dell’Iran, nel quale sono morte numerose persone, tra cui molti bambini.

Midday Meal

Majidi ha accusato apertamente gli Stati Uniti di responsabilità per le vittime civili e per le difficoltà provocate dalle operazioni militari e dalle restrizioni economiche. La sua posizione è stata espressa senza ambiguità: «Molti civili iraniani sono stati feriti e uccisi durante questa guerra imposta dagli Stati Uniti. Circa 150.000 case sono state danneggiate o distrutte e 156 civili, tra cui 120 scolari, sono stati uccisi quando una scuola elementare a Minab è stata bombardata dagli Stati Uniti».

Le dichiarazioni del regista si inseriscono in un quadro internazionale segnato anche dalle conclusioni di una missione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite. Nel settembre 2026, gli esperti hanno affermato di avere fondati motivi per ritenere che le forze statunitensi fossero responsabili dell’attacco alla scuola di Minab e che l’operazione potesse configurare un crimine di guerra. Il governo statunitense ha respinto le conclusioni della missione, contestandone la credibilità. La stessa indagine ha inoltre denunciato gravi violazioni dei diritti umani attribuite alle autorità iraniane nella repressione delle proteste interne.

La distinzione è importante: le responsabilità militari e giuridiche sono oggetto di accertamenti e contestazioni internazionali, mentre il regista interviene nel dibattito attraverso la prospettiva di un cittadino iraniano che osserva le conseguenze della guerra sul proprio Paese.

Nel suo intervento, Majidi ha ribadito di voler utilizzare il cinema per dare voce soprattutto a chi non possiede strumenti per influenzare le decisioni politiche. La vicenda di una scuola incapace di garantire il pranzo ai propri alunni assume così un significato ulteriore, collegandosi alle difficoltà materiali che la popolazione iraniana affronta nel presente.

Le Montagne Marziane e gli attori non professionisti: la scelta di un cinema vicino alla realtà

Uno degli elementi più riconoscibili di Midday Meal è il paesaggio della regione di Chabahar, caratterizzato da grandi distese aride e formazioni rocciose modellate dall’erosione. Alcune di queste alture sono conosciute come le Montagne Marziane dell’Iran, per l’aspetto insolito e quasi extraterrestre.

Majidi ha scelto di utilizzare il territorio come parte integrante del linguaggio cinematografico, lavorando con il direttore della fotografia Houman Behmanesh a una costruzione visiva nella quale il protagonista appare spesso piccolo rispetto alla vastità del paesaggio. Le riprese aeree contribuiscono a sottolineare la solitudine dell’insegnante, impegnato in una lotta quotidiana che sembra svolgersi ai margini di un mondo indifferente.

«Durante i sopralluoghi, sono rimasto colpito dall’aspetto singolare della zona», ha spiegato il cineasta. «Ho pensato che la solidità e la solitudine di quest’uomo sarebbero emerse con maggiore evidenza in mezzo a questa ricca e particolare bellezza naturale».

La scelta delle ambientazioni riflette una precisa intenzione narrativa. Il paesaggio non deve semplicemente rappresentare la povertà del territorio, ma rendere visibile l’isolamento di persone costrette ad affrontare problemi enormi con mezzi estremamente limitati. Soulan cerca di mantenere aperta una scuola mentre intorno a lui si estende una regione segnata dalla durezza delle condizioni climatiche e dalla scarsità delle opportunità economiche.

Altrettanto importante è la selezione degli interpreti. Majidi ha costruito il cast utilizzando esclusivamente attori non professionisti, individuati attraverso un lungo lavoro di ricerca tra gli abitanti della regione. Anche Mohammad Rahimi, chiamato a interpretare il protagonista, proviene da questo processo.

Majid Majidi
Majid Majidi

«Ho il massimo rispetto per gli attori professionisti, ma in qualche modo ho la sensazione che si ripetano da un film all’altro, e questo non è il mio metodo», ha spiegato Majidi. «Quello che faccio è cercare una persona reale che corrisponda il più possibile al personaggio che ho in mente. A volte ci vogliono mesi, ma una volta trovata la persona giusta, il resto del lavoro procede senza intoppi.»

La decisione di affidarsi a volti poco conosciuti risponde alla necessità di conservare un rapporto diretto con la realtà sociale rappresentata. La presenza degli interpreti, il loro modo di muoversi negli ambienti e la familiarità con il territorio contribuiscono a costruire una dimensione visiva distante dalle produzioni più convenzionali.

Il metodo richiama una tradizione importante del cinema iraniano, nella quale il confine tra finzione e osservazione della realtà viene spesso mantenuto volutamente sottile. Midday Meal utilizza questa impostazione per dare forma a una vicenda che appartiene alla narrativa cinematografica, ma che affronta condizioni sociali riconoscibili.

Midday Meal, il ritorno di Majidi racconta il costo umano della povertà

A sei anni da Sun Children, Majid Majidi torna al lungometraggio con un’opera che mette in discussione la possibilità di considerare l’istruzione un diritto effettivo quando le condizioni materiali impediscono ai bambini di frequentare la scuola. Il problema affrontato da Soulan nasce da un fatto apparentemente semplice: senza un pasto quotidiano, molti studenti smettono di presentarsi in classe. La conseguenza è che l’insegnamento diventa inseparabile dalla necessità di garantire la sopravvivenza.

È una situazione che porta il protagonista a compiere scelte sempre più rischiose, senza che il racconto possa indicare facilmente una soluzione moralmente incontestabile. Soulan vuole proteggere i bambini, ma desidera anche salvare il proprio futuro. La sua tragedia personale nasce dalla progressiva impossibilità di conciliare questi due obiettivi.

La presentazione al Festival di Busan ha collocato questa vicenda all’interno di un confronto internazionale sulla condizione della popolazione iraniana. Majidi ha collegato la povertà raccontata nel film alle conseguenze delle sanzioni e del conflitto, sottolineando come le restrizioni economiche possano colpire soprattutto le persone che dispongono di minori risorse.

Il regista ha affermato: «Il problema che descrivo in una scuola – bambini che non hanno nemmeno accesso al cibo – è direttamente collegato alle sanzioni internazionali che l’Iran subisce da 48 anni. Ora c’è il blocco, e non riusciamo nemmeno a far entrare medicinali nel paese, quindi molti bambini malati stanno soffrendo. Queste misure colpiscono soprattutto i cittadini iraniani comuni che desiderano solo vivere in pace.»

La forza della storia sta nel rendere concreta una questione che, nel dibattito politico, rischia di essere ridotta a cifre e dichiarazioni contrapposte. Il protagonista non possiede alcun potere sulle decisioni internazionali, ma ne subisce indirettamente il peso attraverso la fragilità economica della comunità. Ogni bambino che abbandona la scuola rappresenta una possibilità futura che rischia di scomparire.

Il nuovo film di Majidi affronta dunque un tema che attraversa l’intera sua carriera, ma con una prospettiva più inquieta e meno rassicurante. La solidarietà non viene presentata come una risposta semplice alle ingiustizie, perché chi decide di aiutare gli altri può essere costretto a sacrificare la propria sicurezza e persino a compromettere i propri principi.

È questa la domanda che Midday Meal consegna agli spettatori: quanto può essere chiesto a un singolo individuo quando le istituzioni non riescono a garantire i bisogni fondamentali di una comunità? Soulan prova a rispondere attraverso le proprie azioni, ma ogni decisione lo conduce verso un conflitto più difficile.

Majidi sceglie ancora una volta di guardare il mondo attraverso chi vive ai margini. Questa volta, però, il suo protagonista non è soltanto una persona che cerca di fare del bene. È un uomo costretto a scoprire quanto possa diventare complicato rimanere giusti quando il diritto di un bambino a mangiare dipende dalla sopravvivenza di un’altra persona.

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