Daniele De Rossi è protagonista di Radici, la nuova docuserie italiana in sette episodi dedicata alla rinascita dell’Ostiamare, la società nella quale l’ex capitano della Roma e campione del mondo del 2006 ha mosso i primi passi da calciatore e di cui è diventato proprietario nel gennaio 2025. Diretta da Nicola Ravera Rafele e prodotta da DDR Media e Damocle, la serie racconta la prima stagione del progetto avviato dall’attuale allenatore del Genoa nel club biancoviola, seguendo la squadra e il territorio di Ostia attraverso un percorso di trasformazione sportiva e sociale. I primi quattro episodi saranno presentati giovedì 15 ottobre 2026 alle 20:30 al Teatro Olimpico, nell’ambito della Festa del Cinema di Roma, mentre la distribuzione televisiva è prevista prossimamente su Sky e sulla piattaforma streaming NOW, senza una data di uscita ancora annunciata. Il documentario nasce dalla volontà di raccontare un calcio distante dalle grandi competizioni internazionali, ma capace di conservare una funzione essenziale nella vita di una comunità.
Il ritorno di De Rossi all’Ostiamare rappresenta il punto di partenza di una storia che non coincide con la semplice celebrazione della sua carriera. L’ex centrocampista ha vissuto quasi tutta la propria esperienza professionale con la maglia della Roma, ha conquistato la Coppa del Mondo con la Nazionale italiana e ha successivamente intrapreso il percorso da allenatore, arrivando prima sulla panchina giallorossa e poi su quella del Genoa. La decisione di investire nella società della sua infanzia introduce però una dimensione differente: non si tratta più soltanto di ottenere risultati sul terreno di gioco, ma di assumersi la responsabilità di un progetto che coinvolge giocatori, famiglie, strutture sportive e un intero territorio. È questo cambiamento di prospettiva a dare significato a Radici, una produzione che utilizza il calcio per raccontare il rapporto tra successo individuale e appartenenza collettiva.
Dall’Ostiamare alla Roma, poi il ritorno: il progetto personale di De Rossi
Il legame tra Daniele De Rossi e Ostia precede di molti anni la sua affermazione nel calcio professionistico. Prima di diventare un simbolo della Roma, il futuro campione del mondo aveva iniziato a giocare nell’Ostiamare, la società che rappresenta una parte importante della tradizione calcistica del litorale romano. È da quell’ambiente che era cominciato il percorso destinato a portarlo nei più grandi stadi italiani ed europei, fino al successo mondiale conquistato con l’Italia nel 2006.
Quando nel gennaio 2025 De Rossi ha deciso di rilevare la proprietà del club, l’Ostiamare attraversava una fase complessa, segnata da difficoltà economiche e dalla necessità di costruire nuove prospettive sportive. L’intervento dell’ex centrocampista ha rappresentato un cambiamento importante per la società, non soltanto per la notorietà del nuovo proprietario, ma anche per la possibilità di avviare un progetto capace di guardare oltre le esigenze immediate della prima squadra.

La docuserie segue proprio la prima stagione di questo nuovo percorso, accompagnando l’Ostiamare nel tentativo di ritrovare stabilità e ambizioni. La promozione in Serie C, arrivata dopo 35 anni, costituisce uno dei risultati sportivi più significativi del progetto, ma il racconto televisivo intende andare oltre il successo sul campo. Dietro una squadra che sale di categoria esistono decisioni economiche, problemi organizzativi, aspettative dei tifosi e responsabilità nei confronti di chi vive quotidianamente la società.
È una prospettiva che modifica anche il ruolo di De Rossi. Da calciatore era abituato a rappresentare la Roma davanti a milioni di spettatori; da allenatore deve prendere decisioni che influiscono direttamente sui risultati della squadra affidatagli. All’Ostiamare, invece, la sua responsabilità assume una dimensione più ampia, perché riguarda la costruzione di un ambiente nel quale il successo sportivo deve accompagnarsi alla capacità di garantire continuità e opportunità alle nuove generazioni.
Il rapporto con il territorio rende questa esperienza particolarmente significativa. Ostia non è soltanto il luogo nel quale De Rossi ha trascorso parte della propria infanzia, ma una comunità alla quale continua a sentirsi legato. Il progetto dell’Ostiamare nasce dunque dall’incontro tra una storia personale e un’esigenza collettiva: restituire prospettive a una società sportiva senza comprometterne il rapporto con le proprie origini.
Radici racconta un calcio diverso: Ostia diventa protagonista della serie
Uno degli aspetti più interessanti della docuserie è la scelta di attribuire al territorio un ruolo altrettanto importante rispetto a quello della squadra. Ostia non viene presentata semplicemente come l’ambientazione delle vicende sportive, ma come una realtà sociale complessa, nella quale il calcio ha rappresentato per generazioni un’occasione di incontro, crescita e appartenenza.
Il campo di quartiere possiede infatti una funzione che difficilmente può essere misurata attraverso risultati e classifiche. È il luogo nel quale i bambini cominciano a praticare uno sport, i genitori accompagnano i figli agli allenamenti e i ragazzi costruiscono amicizie che spesso continuano anche dopo aver smesso di giocare. Una società dilettantistica può diventare un punto di riferimento per persone che non hanno necessariamente un rapporto diretto con il calcio professionistico, offrendo uno spazio condiviso all’interno della vita quotidiana.
Radici cerca di raccontare questa dimensione attraverso il percorso dell’Ostiamare, mostrando come le ambizioni di crescita possano convivere con il bisogno di preservare un’identità riconoscibile. Il tema è particolarmente attuale in un momento nel quale il calcio di vertice si è trasformato in un’industria internazionale, dominata da diritti televisivi, sponsorizzazioni, piattaforme digitali e contenuti prodotti continuamente per un pubblico globale.
Il confronto non viene costruito necessariamente come una contrapposizione tra un passato migliore e un presente peggiore. Il calcio contemporaneo offre opportunità economiche e strumenti di comunicazione che in altre epoche erano impensabili, ma il rischio è perdere il rapporto diretto tra le società e le persone che ne costituiscono la comunità. Una squadra può raggiungere milioni di spettatori attraverso uno schermo e, contemporaneamente, faticare a conservare il legame con il quartiere nel quale è nata.
È proprio su questa contraddizione che la serie sviluppa la propria riflessione. Crescere senza perdere la propria identità rappresenta una sfida più complessa della semplice conquista di una promozione. Per l’Ostiamare significa costruire una società capace di competere a livelli superiori, ma anche continuare a rappresentare un territorio che riconosce nei colori biancoviola una parte della propria storia.
La presenza di De Rossi introduce un elemento ulteriore. La sua notorietà permette di attirare attenzione su una realtà che difficilmente avrebbe ottenuto la stessa esposizione mediatica, ma il significato del progetto dipenderà soprattutto da ciò che il club riuscirà a costruire nel tempo, quando l’entusiasmo iniziale dovrà trasformarsi in organizzazione, strutture e risultati sostenibili.
Dalla promozione in Serie C alla Festa del Cinema di Roma
Il percorso sportivo dell’Ostiamare offre alla docuserie una vicenda già ricca di cambiamenti. Dopo l’ingresso di De Rossi nella proprietà, la società ha avviato un nuovo corso che l’ha condotta fino alla promozione in Serie C, riportando il club nel calcio professionistico dopo una lunga assenza. Un risultato che ha modificato le prospettive della squadra e ha acceso nuove aspettative nell’ambiente biancoviola.
Il successo sportivo assume però un significato particolare perché nasce in un contesto che non dispone delle risorse e della visibilità delle grandi società. La costruzione di una squadra competitiva, la gestione quotidiana del club e il rapporto con il territorio diventano elementi narrativi capaci di raccontare un calcio raramente rappresentato nelle produzioni televisive più conosciute.
La presentazione alla Festa del Cinema di Roma costituisce quindi un passaggio importante per il progetto. Giovedì 15 ottobre, al Teatro Olimpico, il pubblico potrà assistere all’anteprima dei primi quattro episodi della serie, prima della successiva distribuzione televisiva. La scelta di inserirla in una manifestazione cinematografica permette inoltre di considerare Radici non soltanto come un prodotto destinato agli appassionati di calcio, ma come un racconto documentario dedicato all’identità di una comunità.
Il progetto si inserisce in una tendenza internazionale che ha visto crescere l’interesse per le docuserie sportive, capaci di seguire le squadre oltre il terreno di gioco e di raccontare le vicende dei loro protagonisti attraverso una prospettiva più personale. Tra gli esempi più conosciuti figura Welcome to Wrexham, dedicata al club gallese acquisito dagli attori Ryan Reynolds e Rob McElhenney.

Il confronto evidenzia una somiglianza nella struttura di partenza: una società lontana dai vertici del calcio, un proprietario conosciuto dal grande pubblico e un percorso di crescita che coinvolge anche la comunità locale. La particolarità di Radici consiste però nel legame originario di De Rossi con il club, perché l’ex capitano della Roma non arriva a Ostia come un investitore esterno attratto da una nuova opportunità, ma torna nella società nella quale aveva cominciato a giocare.
Questo elemento modifica il significato del racconto. L’Ostiamare non è un progetto estraneo alla sua storia personale: rappresenta uno dei luoghi che hanno contribuito a costruire il calciatore e l’uomo diventato successivamente. Il ritorno assume così il valore di una restituzione, nella quale l’esperienza e la notorietà accumulate durante una carriera internazionale vengono messe al servizio di una realtà sportiva molto più piccola.
Nicola Ravera Rafele alla regia, Valerio Mastandrea nella produzione
La docuserie è diretta da Nicola Ravera Rafele e prodotta da DDR Media e Damocle, con il coinvolgimento produttivo di Valerio Mastandrea. Il progetto si sviluppa attraverso sette episodi, costruiti attorno alla prima stagione della nuova gestione dell’Ostiamare e alle persone che ne accompagnano il percorso.
L’impostazione documentaria permette di affrontare il calcio attraverso strumenti differenti rispetto alla cronaca sportiva tradizionale. Il risultato di una partita diventa soltanto una componente di un racconto più ampio, nel quale trovano spazio l’organizzazione della società, i rapporti personali e il significato attribuito allo sport da chi lo vive quotidianamente.
Anche la componente musicale partecipa alla costruzione dell’identità della serie. Le musiche originali sono firmate da Massimo Martellotta, cofondatore dei Calibro 35, che ha individuato nel porto di Ostia uno dei riferimenti simbolici per il proprio lavoro. L’immagine del porto, luogo dal quale si parte e al quale si ritorna, si collega direttamente al significato del progetto: il rapporto tra le origini e la possibilità di intraprendere un nuovo percorso.
La scelta di raccontare la prima stagione dell’Ostiamare consente inoltre di collocare la vicenda all’interno di un periodo definito, evitando almeno nelle intenzioni che la produzione si trasformi in una semplice raccolta di testimonianze celebrative. Il percorso di una società sportiva è fatto di problemi concreti, decisioni difficili e risultati che non possono essere garantiti in anticipo, elementi che possono offrire al documentario una struttura narrativa autonoma.
Il valore definitivo della serie dipenderà da quanto riuscirà a restituire queste contraddizioni senza limitarsi alla figura del suo protagonista più famoso. La presenza di De Rossi rappresenta inevitabilmente il principale motivo di richiamo, ma la storia dell’Ostiamare può assumere una dimensione più universale soltanto se viene riconosciuto spazio anche alle persone che lavorano e vivono attorno al club.
Quando esce Radici su Sky e NOW
Radici sarà distribuita prossimamente su Sky e in streaming su NOW, ma non è stata ancora annunciata una data ufficiale per l’esordio televisivo. La produzione comprende sette episodi, quattro dei quali vengono presentati in anteprima il 15 ottobre 2026 nell’ambito della Festa del Cinema di Roma.
La serie si rivolge naturalmente ai tifosi della Roma e agli appassionati della carriera di Daniele De Rossi, ma il tema scelto possiede un significato più ampio. Il ritorno di un campione del mondo alla società della propria infanzia offre l’occasione per interrogarsi su cosa rappresenti oggi il calcio per le comunità locali, soprattutto in una fase storica nella quale il rapporto tra sport, comunicazione e interessi economici continua a cambiare.
La crescita dell’Ostiamare dimostra quanto la presenza di un progetto organizzato possa modificare le prospettive di una società, ma pone anche nuove responsabilità. Arrivare nel calcio professionistico significa affrontare esigenze economiche e strutturali differenti, mentre il rapporto con il territorio deve essere coltivato attraverso iniziative concrete e continuità nel tempo.
Per De Rossi, Radici rappresenta una storia parallela rispetto al lavoro da allenatore del Genoa. Le responsabilità professionali lo portano a confrontarsi con il calcio di Serie A, mentre l’impegno nell’Ostiamare gli permette di mantenere un legame diretto con il mondo nel quale aveva iniziato a giocare. Due dimensioni molto diverse, unite dalla stessa esperienza personale.
Il documentario non promette di riportare il calcio a un passato idealizzato. La questione, piuttosto, è comprendere quali elementi della sua identità possano sopravvivere alla trasformazione dello sport in un’industria globale. Una società può crescere, investire e raggiungere nuovi traguardi senza smettere di appartenere alle persone che l’hanno sostenuta nei momenti più difficili?
È questa la domanda che accompagna il ritorno di Daniele De Rossi all’Ostiamare. La Roma, il Mondiale del 2006 e la carriera da allenatore appartengono ormai alla sua storia. Con Radici, però, il protagonista non è soltanto ciò che De Rossi ha conquistato, ma ciò che ha deciso di costruire nel luogo dal quale era partito.

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