Klara e il sole, il nuovo film diretto da Taika Waititi e interpretato da Jenna Ortega, arriverà nei cinema italiani il 22 ottobre 2026, distribuito da Sony Pictures, portando sul grande schermo il romanzo pubblicato nel 2021 dal premio Nobel Kazuo Ishiguro. La storia è ambientata in un futuro nel quale le famiglie possono acquistare androidi progettati per accompagnare bambini e adolescenti, alleviandone la solitudine. Ortega interpreta Klara, un’Amica Artificiale alimentata dall’energia solare che viene scelta per vivere accanto a Josie, una ragazza dalla salute precaria interpretata da Mia Tharia. Nel cast figura anche Amy Adams nel ruolo di Chrissie, la madre della giovane, una donna costretta a convivere con il timore di perdere la figlia. Per Waititi, conosciuto soprattutto per il cinema ironico e irriverente di Thor: Ragnarok e What We Do in the Shadows, il progetto rappresenta un cambiamento di registro: una fantascienza intimista nella quale il futuro tecnologico diventa lo strumento per interrogare sentimenti, responsabilità familiari e contraddizioni della società contemporanea.
La particolarità di Klara e il sole consiste nel ribaltamento di una delle convenzioni più riconoscibili del cinema dedicato all’intelligenza artificiale. Non ci sono, almeno nella premessa narrativa, macchine impegnate a conquistare il mondo o algoritmi diventati improvvisamente ostili ai propri creatori. L’androide protagonista esiste per prendersi cura di qualcuno. Osserva gli esseri umani, cerca di comprenderne i comportamenti e interpreta ogni esperienza attraverso una prospettiva differente da quella delle persone che incontra. Il problema non è stabilire se Klara possa diventare pericolosa, ma comprendere quale valore possa avere il suo affetto e fino a che punto un sentimento nato da una programmazione artificiale possa essere distinto da quello umano.

Jenna Ortega interpreta Klara, l’amica artificiale che impara a conoscere gli esseri umani
Klara non appartiene alla generazione più avanzata degli androidi disponibili sul mercato. Quando la incontriamo, si trova in un negozio, esposta accanto ad altri modelli destinati alle famiglie che desiderano acquistare un compagno per i propri figli. La tecnologia è progredita rapidamente e i clienti tendono a preferire prodotti più recenti, dotati di capacità apparentemente superiori. Lei continua invece a osservare ciò che accade oltre la vetrina, raccogliendo informazioni sulle persone e cercando di interpretare emozioni che non conosce direttamente.
A distinguerla non è la perfezione tecnica, ma una forma di attenzione ostinata verso il mondo. Klara studia i gesti, le conversazioni e le relazioni umane con una curiosità che somiglia a quella di una bambina, pur essendo stata costruita per svolgere una funzione precisa. Il suo rapporto con la realtà è inoltre condizionato dalla dipendenza dalla luce solare, necessaria per alimentarsi. Il sole assume progressivamente ai suoi occhi un significato che supera quello energetico: diventa una presenza benevola, alla quale attribuire la possibilità di proteggere e guarire.
L’arrivo di Josie modifica radicalmente la sua esistenza. La ragazza e sua madre Chrissie decidono di portarla nella propria abitazione, situata in una zona rurale lontana dagli ambienti urbani nei quali Klara ha trascorso il periodo precedente. L’androide entra così in uno spazio domestico attraversato da affetto, tensioni e paure che nessuna istruzione può spiegare completamente. Deve imparare a riconoscere ciò che i membri della famiglia desiderano davvero, distinguendo le parole pronunciate dai sentimenti che rimangono inespressi.

Per Jenna Ortega si tratta di un ruolo distante, almeno nelle caratteristiche esteriori, dai personaggi più conosciuti della sua carriera. L’attrice, diventata un volto internazionale grazie a Mercoledì, deve interpretare un essere che possiede capacità di osservazione sviluppate ma una comprensione ancora incompleta delle convenzioni sociali. Il personaggio richiede un equilibrio particolare tra gestualità artificiale ed espressività emotiva, evitando tanto l’immagine di un robot completamente inespressivo quanto quella di una ragazza comune.
Waititi ha cercato di costruire questa identità attraverso il lavoro con l’attrice, lasciando spazio anche alle sue proposte interpretative. L’obiettivo è rendere credibile una creatura che non comprende fino in fondo le persone, ma presta loro un’attenzione spesso superiore a quella che gli stessi esseri umani riservano gli uni agli altri.
Una madre, una figlia malata e il prezzo delle opportunità
Il rapporto tra Klara e Josie costituisce il centro emotivo della storia, ma il film introduce anche una dimensione sociale particolarmente importante. Nel futuro immaginato da Ishiguro, le possibilità educative e professionali dei ragazzi dipendono sempre più dalle condizioni economiche delle famiglie e dall’accesso a procedure di potenziamento delle capacità intellettive. Questi interventi possono offrire vantaggi significativi, ma comportano anche rischi per la salute.
Josie vive le conseguenze di un sistema nel quale l’ambizione familiare e la competizione sociale si intrecciano. Sua madre Chrissie ha cercato di garantirle le migliori opportunità disponibili, ritrovandosi però a fare i conti con una situazione sanitaria difficile. L’amore materno diventa così inseparabile dal peso delle decisioni compiute per il futuro della figlia, introducendo una questione che riguarda direttamente anche il nostro presente: fino a che punto un genitore può spingersi per evitare che il proprio figlio rimanga indietro?
Il personaggio di Rick, amico d’infanzia di Josie, rende ancora più evidente il funzionamento di questa società. Non avendo avuto accesso agli stessi percorsi di potenziamento, il ragazzo affronta prospettive più limitate, indipendentemente dalle proprie capacità personali. La tecnologia non elimina quindi le differenze sociali, ma rischia di renderle ancora più profonde, creando una divisione tra chi può permettersi di migliorare artificialmente le proprie possibilità e chi rimane escluso.

È in questo contesto che la presenza di Klara assume un significato ambiguo. Da una parte, l’Amica Artificiale risponde a un bisogno reale di compagnia e sostegno. Dall’altra, la sua esistenza testimonia una società nella quale perfino le relazioni affettive sono diventate oggetto di acquisto. Le famiglie possono procurarsi un androide programmato per essere disponibile e premuroso, ma non possono comprare la certezza della salute, impedire ogni sofferenza o controllare completamente il destino dei propri figli.
La fragilità di Josie costringe Klara a confrontarsi proprio con questi limiti. Quando comprende la gravità delle condizioni della ragazza, l’androide cerca di aiutarla utilizzando le conoscenze acquisite e la particolare fiducia che ripone nel sole. La sua dedizione apre una domanda destinata ad accompagnare l’intera vicenda: l’amore dipende dalla natura di chi lo prova oppure dalla capacità di riconoscere e proteggere la vulnerabilità di un altro essere?
Taika Waititi cambia registro e porta al cinema il romanzo di Kazuo Ishiguro
Klara e il sole segna un passaggio significativo nella filmografia di Taika Waititi, che affronta una materia narrativa lontana dalla spettacolarità dei cinecomic e dalla comicità surreale con cui ha conquistato una parte consistente del pubblico. Il regista neozelandese ha individuato nel romanzo di Ishiguro una storia capace di sviluppare la fantascienza attraverso rapporti personali e interrogativi morali, senza affidarsi ai meccanismi più tradizionali del genere.
Pubblicato nel 2021, Klara e il sole è l’ottavo romanzo dello scrittore britannico di origine giapponese, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 2017. Come già accaduto in opere quali Non lasciarmi, Ishiguro utilizza una società alternativa per esplorare questioni profondamente legate alla condizione umana. La tecnologia rimane sullo sfondo di un’indagine sulla memoria, sulla perdita e sul desiderio di attribuire significato alle relazioni, temi ricorrenti anche in altri suoi lavori.
Waititi ha raccontato di aver scoperto il libro durante un viaggio in aereo, rimanendo colpito da una narrazione apparentemente semplice ma attraversata da un’inquietudine costante. La storia non descrive immediatamente tutte le regole del mondo nel quale è ambientata: molte informazioni emergono progressivamente, attraverso lo sguardo della protagonista e le sue osservazioni incomplete.

Trasferire questa particolare prospettiva sullo schermo rappresenta una delle principali sfide dell’adattamento. Nel romanzo, il lettore comprende la realtà attraverso la coscienza di Klara, condividendone gli errori di interpretazione e la difficoltà di riconoscere il significato dei comportamenti umani. Il cinema deve trovare strumenti differenti per restituire la stessa esperienza, affidandosi soprattutto alla recitazione, alla composizione delle immagini e al rapporto tra personaggi e ambienti.
Il regista ha avuto contatti con Ishiguro durante lo sviluppo del progetto, confrontandosi con lo scrittore su alcuni aspetti della sceneggiatura. L’autore ha lasciato spazio all’interpretazione cinematografica, senza richiedere una riproduzione letterale del libro. La priorità era conservare la complessità emotiva e l’ambiguità della storia, permettendo al film di sviluppare una propria identità.
Un futuro senza astronavi: il mondo di Klara e il sole
Anche l’ambientazione distingue Klara e il sole dalle rappresentazioni più convenzionali della fantascienza cinematografica. Il film è stato girato in Nuova Zelanda e propone un futuro che combina tecnologie avanzate, elementi architettonici riconoscibili, colori intensi e suggestioni rétro. Non è un universo dominato esclusivamente da metallo, schermi e superfici artificiali. Al contrario, la natura occupa un ruolo centrale, soprattutto negli spazi che circondano la casa di Josie.
La scenografia è firmata da Ra Vincent, collaboratore di Waititi, che ha contribuito a costruire ambienti capaci di apparire contemporaneamente familiari e leggermente estranei. La casa, il negozio delle Amiche Artificiali e gli spazi urbani appartengono a un mondo nel quale l’innovazione è entrata nella quotidianità senza cancellare del tutto i riferimenti al presente.
I campi di grano che circondano l’abitazione di Josie assumono una particolare importanza, perché permettono di inserire la vicenda in un paesaggio aperto nel quale la luce del sole diventa un elemento narrativo oltre che visivo. Per Klara, che trae energia proprio da quella fonte, il rapporto con la luce non coincide con quello degli esseri umani. Il sole viene interpretato attraverso una forma di fiducia che può apparire ingenua, ma che rivela anche il bisogno di individuare qualcosa in grado di dare ordine a un mondo difficile da comprendere.

La direzione artistica contribuisce inoltre a evitare che il futuro venga presentato come una realtà necessariamente più fredda o tecnologicamente opprimente. La società di Klara e il sole è inquietante proprio perché conserva molti elementi della nostra, compresi i rapporti familiari, le differenze economiche, la competizione educativa e il desiderio di proteggere le persone amate.
La presenza degli androidi non rappresenta quindi una frattura assoluta con il presente, ma l’estensione di dinamiche già riconoscibili. Il progresso ha reso possibile acquistare una compagnia artificiale, senza risolvere le cause profonde che rendono le persone sole.
Jenna Ortega e Amy Adams in una fantascienza che parla soprattutto degli esseri umani
Il confronto tra Klara e Chrissie rappresenta uno degli aspetti più interessanti della premessa narrativa. L’androide è programmata per assistere Josie, mentre la madre è legata alla figlia da un rapporto biologico e affettivo che nessuna macchina può riprodurre integralmente. Eppure entrambe si trovano davanti alla medesima esperienza: il timore di non riuscire a proteggere qualcuno che amano.
La differenza emerge nel modo in cui affrontano questa paura. Chrissie conosce la complessità delle conseguenze delle proprie decisioni, mentre Klara interpreta la realtà attraverso un sistema di conoscenze limitato e una fiducia apparentemente incrollabile nella possibilità di trovare una soluzione. L’androide può sembrare ingenua, ma la sua disponibilità a prendersi cura di Josie mette in evidenza anche le contraddizioni degli adulti, spesso incapaci di conciliare desideri, ambizioni e responsabilità.
È qui che il film incontra uno degli interrogativi più profondi del romanzo. Se una macchina viene costruita per offrire compagnia, la sua dedizione può avere un valore autentico? E soprattutto, che cosa rende insostituibile una persona in una società convinta di poter riprodurre artificialmente comportamenti e capacità individuali?
Il rischio di confondere la presenza di androidi e ambientazioni colorate con una storia leggera è uno degli aspetti sui quali Waititi ha posto maggiore attenzione. Il regista considera infatti il progetto tra i più drammatici della propria carriera, proprio perché affronta il dolore della malattia e la possibilità della perdita attraverso una prospettiva apparentemente innocente.

La fantascienza diventa così un modo per osservare l’umanità dall’esterno. Klara non comprende immediatamente le regole delle relazioni, ma la sua attenzione costante permette di mettere in discussione atteggiamenti che gli esseri umani considerano normali. La protagonista osserva una società tecnologicamente evoluta nella quale continuano a esistere egoismo, paura, solitudine e disparità, senza disporre degli strumenti emotivi necessari per accettare facilmente queste contraddizioni.
Con Klara e il sole, Taika Waititi sceglie dunque una storia che utilizza il futuro per parlare di problemi già presenti, affidando a Jenna Ortega un personaggio chiamato a misurarsi con il significato della cura e dell’appartenenza. Il film arriverà al cinema il 22 ottobre, proponendo un adattamento letterario che si allontana dalle grandi battaglie tra esseri umani e macchine.
Al centro rimane una ragazza malata, una madre spaventata e un essere artificiale convinto che esista ancora qualcosa capace di cambiare il loro destino. Il paradosso è che proprio Klara, costruita per imitare la presenza umana, potrebbe diventare il personaggio attraverso il quale comprendere quanto siano difficili da riprodurre l’amore e la speranza.

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